Visita a Ferruzzano - Storia di test

Un luogo sospeso nel tempo, viottoli panoramici scavati nella roccia. Questa è Ferruzzano vecchio
a cura di Pino Gimondo 99

Non è facile entrare in sintonia con un luogo la prima volta che lo visiti, specie quando questa tua prima visita è scandita da tempi risicati.
E’ sabato pomeriggio e ho un paio d’ore di tempo; mi trovo già sulla Jonica, a San Luca, e decido di impiegare questo tempo andando a visitare l’antico borgo di Ferruzzano, che già da un pò era nell’elenco dei luoghi da fotografare.
Imbocco la S.S.106 e mi dirigo verso il bivio che sale verso Bruzzano Zeffirio. A Capo Bruzzano le ferite dell’alluvione di novembre sembrano cicatrici giovani, di quelle con il sangue secco sopra, memento di una terra stuprata, che si difende come può. Tutta la strada che sale verso Ferruzzano è un palcosenico sullo sfasciume, ovunque la terra è devastata dalla furia dell’acqua, ovunque lingue di fango si riversano sulla strada.
Nonostante tutto raggiungo il borgo con facilità. Parcheggio l’auto nei pressi del Belvedere, dove da poco sono stati intrapresi lavori per la realizzazione di una nuova pavimentazione. Sul muro della chiesa una scritta emblematica, che arriva dritta al cuore: “Ferruzzano, sei come il primo amore, non ci si può scordare“. E’ la prima fotografia che scatto quel giorno, prima di iniziare a vagare tra quei vicoli, alla ricerca dell’anima di questo antico borgo.



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